A Salerno tanti negozi di cingalesi, i dubbi di Confartigianato
Proliferano i bazar gestiti da bengalesi nel Centro storico di Salerno, mentre è sempre più alto il numero di attività commerciali di più datata tradizione che chiudono i battenti a causa della crisi.
Una situazione che è finita sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica che vuole comprendere tutte le sfaccettature di questo fenomeno.
E che, inevitabilmente, è attenzionata – come riporta, oggi “La Città” – dalle associazioni di categoria. Confartigianato, favorevole a quest’integrazione, non riesce a spiegarsi come queste attività possano continuare ad aumentare in modo così esponenziale.
«Il fenomeno lo stiamo osservando tutti: le botteghe e i negozi di vicinato vengono sostituiti dai bazar gestiti da stranieri. C’è da approfondire questa dinamica», evidenzia il presidente Franco Risi. Che dettaglia le sue osservazioni: «Pare strano che queste attività spuntino così rapidamente, c’è da dire che sono anche tutte con lo stesso stile.
Non siamo assolutamente contrari all’integrazione lavorativa degli imprenditori stranieri ma sta di fatto che si deve comprendere se questi esercizi commerciali operano con le stesse regole delle altre imprese artigiane e commerciali.
Se oggi un negozio aperto da trent’anni fa fatica a restare aperto, magari godendo anche di vecchi contratti di fitto, non si riesce a spiegare come possano restare aperti questi negozi di “commercio povero”, come fanno ad essere gestiti visto che prevedono orari molto prolungati.
Questa situazione ci sembra un po’ anomala. Le istituzioni di competenza devono affrontare con forza questo tema».